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Rimozione del tatuaggio: nanosec versus picosec

Francesca Negosanti

Il tatuaggio è una pratica antica quanto il mondo e il numero dei tatuati aumenta sempre di più. Gli ultimi dati raccolti dall’istituto Superiore di Sanità dimostrano in Italia una vera e propria dilagante “tattoo mania”: 13 italiani su 100 rientrano infatti nel popolo dei “tatuati” e oggi non si tatuano più solo i marinai i carcerati o i motociclisti ma tutti, proprio tutti e più le donne degli uomini (13,8 % contro 11,7%). Nel tempo sono cambiate le mode e si è passati dal tribale, alla scritta al “minimal” a veri e propri quadri non più solo neri ma multicolore. Così come sono aumentati i tatuati è in esponenziale aumento anche il numero di chi ne richiede la rimozione: il 30% dei tatuati si rivolge infatti al laserista. Se prima il paziente tipo era il “pentito”, chi desiderava cancellare un nome o un ricordo spiacevole o chi si era stancato di un errore di gioventù, oggi ricorre alla rimozione anche chi per esigenze lavorative deve rimuovere il tatuaggio da zone del corpo troppo in vista ma soprattutto chi vuole modificare vecchi disegni o cancellarli per farne di nuovi rendendo così sempre più stretti i contatti e gli scambi di informazioni tra tatuatore e laserista. I tatuaggi possono essere di diversa tipologia: da quelli ornamentali professionali mono o multicolore eseguiti da personale esperto a quelli amatoriali, da quelli sanitari tipici dei pazienti che si sono sottoposti a radioterapia a quelli traumatici da sfregamento e inoculazione di particelle di asfalto o terriccio fino a quelli cosmetici (trucco permanente o semipermanente). Tanti ormai sono i colori che ci troviamo di fronte: non più solo il nero e il rosso ma tutta la possibile tavolozza cromatica. Frequenti e in aumento sono anche le reazioni avverse al pigmento del tatuaggio. In caso di riscontro di reazione avversa al pigmento è in primo luogo importante porre una corretta diagnosi (biopsia, Esame colturale in caso di infezioni, patch test in caso di tatuaggi temporanei) prima di intraprendere un piano terapeutico che può avvalersi con successo anche dell’utilizzo del laser Q-switched e non solo. Oggi l’unica tecnologia laser che può essere utilizzata con successo per la rimozione del tatuaggio è quella Q-switched: laser che emettono impulsi molto potenti ed estremamente brevi (durata nell’ordine dei nanosecondi o picosecondi). Anche questi laser seguono la teoria della fototermolisi selettiva: il pigmento del tatuaggio (cromoforo bersaglio) viene colpito da una specifica lunghezza d’onda. Il pigmento viene scaldato e distrutto in un tempo brevissimo (minore del suo TRT), il calore generato dovrebbe essere limitato al target e risparmiare i tessuti circostanti. La tecnologia QS permette di erogare tanta energia in un tempo brevissimo (nanosec o picosec), pigmento viene distrutto per effetto meccanico fotoacustico garantendo così la rimozione dei tatuaggi senza cicatrice.

La microscopia confocale nella valutazione delle malattie dei capelli

Chiara Franceschini
IFO - Ist. San Gallicano, Roma

La microscopia confocale (RCM) è una tecnica diagnostica che consente la visualizzazione in vivo della cute, dallo strato corneo sino al derma superficiale, con una risoluzione cellulare del tutto simile all’istologia.
Grazie alla sua capacità di praticare una sorta di ‘biopsia virtuale’ in tempo reale, la RCM si pone come un ponte tra la dermoscopia e l’istopatologia.
I vantaggi di questa metodica sono la non invasività, la riproducibilità, la valutazione della cute in real-time, tutte caratteristiche utili per lo studio delle patologie del cuoio capelluto in quanto consentono di facilitare la diagnosi differenziale, di monitorare l’andamento della terapia e di selezionare il sito migliore per effettuare eventuali biopsie.
Attualmente sono stati descritti diversi pattern alla microscopia confocale per le patologie del cuoio capelluto, sia per quello che riguarda le alopecie cicatriziali (ad es. Lichen Plano Pilare), sia per quelle non cicatriziali.
Studi preliminari hanno inoltre dimostrato l’utilità della RCM nel monitoraggio terapeutico, in quanto consente di valutare i diversi stadi della patologia e le caratteristiche microscopiche di quest’ultima.

Terapia della calvizie: cosa c’è di nuovo

A. Rossi, M.C. Fortuna
Università degli Studi di Roma “La Sapienza”
Dipartimento di Medicina Interna e Specialità Mediche
Dir Prof. G. Valesini
UOC di Dermatologia
Dir. Prof. S. Calvieri
Centro di fisiopatologia degli annessi cutanei
Responsabile Prof. A. Rossi

Terapie adeguate e fondate sulla evidence-based medicine sono disponibili, in letteratura, solo per il trattamento dell’alopecia areata e dell’alopecia androgenetica. Per tutte le altre forme di alopecia le indicazioni per la terapia si basano ancora sulla revisione della letteratura, sull’opinione degli esperti, in base all’esperienza personale, sugli effetti negativi attesi, e su alcune considerazioni pratiche quali il costo e la compliance del paziente. Le alopecie cicatriziali sono una delle sfide più difficili per i dermatologi, poiché tali patologie sono piuttosto frequenti, l’eziopatogenesi non è completamente nota e il miglior approccio terapeutico non è stato ancora ben definito. A queste problematiche si aggiunge la difficoltosa reperibilità, nel nostro Paese, della maggior parte dei farmaci generalmente utilizzati in letteratura per il loro trattamento; inoltre, sono terapie a lungo termine che non sempre portano ad una risposta clinica efficace. Attraverso la collaborazione tra specialisti e l’analisi delle terapie proposte in letteratura lo scopo sarà quello di creare algoritmi terapeutici per poter intervenire in maniera universalmente condivisa nelle varie fasi delle alopecie. Gli autori riportano la loro esperienza.

Nuove frontiere diagnostiche in Tricologia

A. Rossi - M.C. Fortuna

SAPIENZA Università di Roma
Dipartimento Medicina Interna e Specialità Mediche
Clinica Dermatologica
Dir. Prof. S. Calvieri

I capelli possono essere affetti da numerose patologie: alcune si devono considerare come proprie di questa struttura, altre, la maggioranza, sono a carattere sistemico. Le alterazioni del capello possono rappresentare l’epifenomeno di un disturbo generalizzato.
La diagnosi, in genere, è su base clinica e spesso può risultare estremamente complessa, in questi casi è necessario interpretare con molta attenzione alcuni minimi ma significativi segni e sintomi. Tuttavia per confermare il sospetto diagnostico, a volte, è necessario ricorrere ad alcune metodiche per lo studio di questo annesso cutaneo. Come avviene per tutte le tecniche ci troviamo, anche in questo settore, di fronte ad un'ampia gamma di possibilità che comprendono: esami semplici, realizzabili in tempi estremamente ridotti, a basso costo e facilmente eseguibili in qualsiasi laboratorio e/o studio medico; tecniche decisamente più sofisticate che richiedono attrezzature particolarmente complesse, personale qualificato in grado di gestirle e più dispendio-se.
Oggi, l’utilizzo della Tricoscopia ha assunto un ruolo preminente nella diagnostica tricologica; ciò ha contribuito allo sviluppo di una serie di metodiche che hanno rivo-luzionato gli standard della visita. Infatti, quello che un tempo si poteva ottenere attraverso metodologie empiriche e laboriose, attualmente è possibile ottenerlo in maniera semplice e standardizzata, immagazzinando tutta una serie di informazioni ri-guardo “lo stato di salute” del cuoio capelluto e del capello stesso. La possibilità di ottenere immagini che, correttamente elaborate, ci consentano di ricercare i vari markers per la diagnosi e il follow-up dei pazienti affetti da alopecia, ha modificato significativamente il rapporto tra Dermatologo e paziente. Inoltre, la possibilità di poter avere un archivio di tutti i pazienti con la relativa documentazione clinica e strumentale consente all’operatore di poter ottenere in tempi brevi tutte le informazioni idonee alla gestione del paziente. Gli autori discuteranno circa l’utilizzo delle nuove tecnologie per la diagnosi e la gestione del paziente con alopecia.

DERMATITE POLIMORFA SOLARE: un’esclusiva del dermatologo

De Salvo Vincenzo

In campo dermatologico, la DPS è una di quelle poche patologie che possono vantare il primato di indefinibilità nosologica.
Sotto questo nome vengono raggruppate numerose espressioni cliniche che hanno come unico comune denominatore patogenetico l’esposizione alla luce del sole. “Prurigo aestivalis, Eruzione solare, Eczema solare, Lucite polimorfa, Lucite estivale benigna, Acne estivale, Polymorphous light eruption”.
È di gran lunga la più frequente forma di fotodermatosi a patogenesi immuno-mediata (un tempo definite “idiopatiche”).
Si stima che almeno il 20% degli individui ne sia affetto.
Quindi il dermatologo deve capire ed agire…da bravo specialista! Perché solo lui può farlo!

Lichen Plano pilare

De Giacomo Pierfrancesco

Il lichen piano pilare (LPP) è una variante rara del lichen pianus che interessa i follicoli piliferi.
Può essere isolato o presentarsi in associazione alle forme più comuni di lichen, di solito il lichen orale e/o il tipo classico.
La prevalenza non è nota. Il LPP è più frequente nelle femmine rispetto ai maschi.
I pazienti presentano un'infiammazione perifollicolare e la perdita dei peli, possono essere asintomatici.
Il cuoio capelluto è l'area maggiormente interessata, anche se può essere colpita qualsiasi area della cute ricoperta da peli, come ad esempio le ascelle e il pube.
Sono state descritte alcune varianti del LPP classico: l'alopecia fibrosante frontale (FFA) e la sindrome di Lassueur-Graham-Little.
L'eziologia non è nota, ma si ritiene che il LPP sia una malattia autoimmune, nella quale i linfociti T distruggono i cheratinociti, che esprimono antigeni bersaglio sconosciuti.
Fattori scatenanti possono essere i farmaci, i sensibilizzanti da contatto o agenti infettivi.
La diagnosi si basa sul quadro clinico e istopatologico.
La diagnosi differenziale si pone con il lupus eritematoso discoide (DLE), la follicolite decalvante, la dermatite seborroica, l'alopecia areata.
Non esiste un trattamento efficace a lungo termine per il LPP.
I trattamenti attuali mirano a rallentare la progressione della perdita dei capelli e a ridurre i sintomi.
Il trattamento si basa soprattutto sull'uso di corticosteroidi topici, intralesionali e orali.
Altre opzioni terapeutiche comprendono l'idrossiclorochina, la ciclosporina e il metotrexate.
Il LPP può avere una progressione lenta o rapida. Alcuni casi possono andare incontro a remissione spontanea, mentre altri sono progressivi.

Laser e cicatrici

Giovanni Cannarozzo
Università degli Studi di Roma Tor Vergata
U.O.C. Dermatologia PTV Roma

Laser-Unit
Il Dye laser 595 nm (FPDL) rappresenta un sistema laser utilizzato nel trattamento delle lesioni vascolari superficiali avendo come cromoforo di riferimento l’emoglobina. Questa lunghezza d’onda è inoltre in grado di influenzare l’attività dei mastociti e la produzione o inibizione di citochine ed in ultima analisi di modificare e riorganizzare le fibre di collagene. In questa relazione si espongono i possibili meccanismi di azione di questa lunghezza d'onda nel trattamento delle cicatrici patologiche.Il laser CO2 è un laser a gas. Questo tipo di laser utilizza una lunghezza d’onda di 10600 nm che riconosce come target molecolare l’acqua intra ed extracellulare. Lo studio dell’attività di biostimolazione del laser CO2 documenta da un punto di vista immunoistochimico un importante ruolo di questa sorgente nel processo di guarigione delle ferite e nel processo di neocollagenogenesi. L’uso combinato di queste due lunghezze d’onda, con sequenzialità diverse, ci permette di ottenere risultati apprezzabili nella gestione della cicatrice patologica.