Campo di cancerizzazione in Dermatologia - Clinica Dermatologica Diffusa

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martedì 26 giugno 2018

Campo di cancerizzazione in Dermatologia

Aldo Di Carlo

Il “Campo di Cancerizzazione” (CC, Slaughter 1953) in campo clinico indica un’area in prossimità del punto di escissione di un carcinoma spinocellulare (CSC) a rischio di insorgenza di un secondo tumore. Nel caso della cute il CC è principalmente localizzato a livello del capo e del volto, ovvero in una regione criticamente fotoesposta alle RUV.
In tali regioni vi è quindi la possibilità che accanto al tumore primario possano essere reperibili aree in cui sono presenti alterazioni subcliniche osservabili quindi solo alla microscopia ottica o con metodiche immunoistochimiche trattandosi spesso di lesioni a livello biomolecolare. L’individuazione paraclinica di queste aree è pertanto da ritenere un dato importante per procedere correttamente alla biopsia mirata e alla corretta diagnosi.
Al riguardo sono in corso di studio numerose tecniche di imaging non invasive, quali l’esame spettrometrico, la fluorescenza, la microscopia confocale a riflettanza (RCM), la tomografia a coerenza ottica (HD-OCT). Tra queste merita un posto di rilievo la teletermografia, tecnica semplice, non invasiva, ripetibile e documentabile. La metodica è risultata molto utile in campo dermatologico a seguito degli studi sulla ipertermia perilesionale di tumori maligni cutanei quali melanoma (Brasfield, 1964), carcinomi spino cellulari e cheratosi attiniche (KA). Vengono riportati i risultati di uno studio recente effettuato in un gruppo di soggetti affetti da KA degli effetti di una preparazione contenente fotoliasi
Metodo. Lo studio ha incluso 30 soggetti affetti da KA, 22 M e 8 F, di età media 54 anni, che avevano subito nei mesi recenti l’escissione chirurgica di KA. È stata valutata l’obiettività clinica delle aree interessate (regione fronto-temporale) al tempo 0 (=9 mesi dopo l’intervento) e rispettivamente dopo 3, 6 e 9 mesi di terapia. Parallelamente è stata effettuato un esame teleletermogrfico con criostimolo impiegando un termografo FLIR di nuova generazione (A655). Risultati. I risultati hanno confermato l’ipertermia perilesionale in tutte le lesioni esaminate In 5 dei soggetti in studio è stata inoltre eseguita una biopsia perilesionale di queste aree rilevando mediante tecniche immunoistochimiche una elevate espressione di p53 e Ki 67. Dopo il trattamento, abbiamo osservato in tutti i soggetti una riduzione sia del gradiente termico che dell’estensione delle aree ipertermiche. Tale dato, se confermato da successivi studi, indicherebbe la utilità della metodica termografica nello studio del CC e nella prevenzione delle KA.