Rimozione del tatuaggio: nanosec versus picosec - Clinica Dermatologica Diffusa

Breaking

I nostri Soci

BANNER 728X90

martedì 10 luglio 2018

Rimozione del tatuaggio: nanosec versus picosec

Francesca Negosanti

Il tatuaggio è una pratica antica quanto il mondo e il numero dei tatuati aumenta sempre di più. Gli ultimi dati raccolti dall’istituto Superiore di Sanità dimostrano in Italia una vera e propria dilagante “tattoo mania”: 13 italiani su 100 rientrano infatti nel popolo dei “tatuati” e oggi non si tatuano più solo i marinai i carcerati o i motociclisti ma tutti, proprio tutti e più le donne degli uomini (13,8 % contro 11,7%). Nel tempo sono cambiate le mode e si è passati dal tribale, alla scritta al “minimal” a veri e propri quadri non più solo neri ma multicolore. Così come sono aumentati i tatuati è in esponenziale aumento anche il numero di chi ne richiede la rimozione: il 30% dei tatuati si rivolge infatti al laserista. Se prima il paziente tipo era il “pentito”, chi desiderava cancellare un nome o un ricordo spiacevole o chi si era stancato di un errore di gioventù, oggi ricorre alla rimozione anche chi per esigenze lavorative deve rimuovere il tatuaggio da zone del corpo troppo in vista ma soprattutto chi vuole modificare vecchi disegni o cancellarli per farne di nuovi rendendo così sempre più stretti i contatti e gli scambi di informazioni tra tatuatore e laserista. I tatuaggi possono essere di diversa tipologia: da quelli ornamentali professionali mono o multicolore eseguiti da personale esperto a quelli amatoriali, da quelli sanitari tipici dei pazienti che si sono sottoposti a radioterapia a quelli traumatici da sfregamento e inoculazione di particelle di asfalto o terriccio fino a quelli cosmetici (trucco permanente o semipermanente). Tanti ormai sono i colori che ci troviamo di fronte: non più solo il nero e il rosso ma tutta la possibile tavolozza cromatica. Frequenti e in aumento sono anche le reazioni avverse al pigmento del tatuaggio. In caso di riscontro di reazione avversa al pigmento è in primo luogo importante porre una corretta diagnosi (biopsia, Esame colturale in caso di infezioni, patch test in caso di tatuaggi temporanei) prima di intraprendere un piano terapeutico che può avvalersi con successo anche dell’utilizzo del laser Q-switched e non solo. Oggi l’unica tecnologia laser che può essere utilizzata con successo per la rimozione del tatuaggio è quella Q-switched: laser che emettono impulsi molto potenti ed estremamente brevi (durata nell’ordine dei nanosecondi o picosecondi). Anche questi laser seguono la teoria della fototermolisi selettiva: il pigmento del tatuaggio (cromoforo bersaglio) viene colpito da una specifica lunghezza d’onda. Il pigmento viene scaldato e distrutto in un tempo brevissimo (minore del suo TRT), il calore generato dovrebbe essere limitato al target e risparmiare i tessuti circostanti. La tecnologia QS permette di erogare tanta energia in un tempo brevissimo (nanosec o picosec), pigmento viene distrutto per effetto meccanico fotoacustico garantendo così la rimozione dei tatuaggi senza cicatrice.